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Il Quartetto Maffei come un unico strumento.
di GIANNI VILLANI, pubblicata sul quotidiano L'ARENA DI VERONA mercoledì 23 febbraio 2011.
L'ottima rassegna cameristica Un'ora di musica al foyer del Teatro Nuovo ha nuovamente proposto per il terz'ultimo appuntamento dei dieci concerti stagionali, in un cartellone davvero stimolante per la varietà dei progetti e la qualità dei gruppi partecipanti, il Quartetto Maffei, organizzatore della rassegna stessa, con due brani di sconcertante bellezza: l'op. 76 n° 4 L'aurora di Haydn e l'op. 110 n° 8 di Shostakovich.
Se è assodata la peculiarità di Haydn - quale forgiatore del concetto stesso del quartetto attraverso una serie di capolavori ciascuno dei quali ha spiccate specificità - sono moltissime invece e illuminanti le riflessioni che i quattro musicisti del Maffei hanno proposto nel concerto, affiancando la loro esecuzione con approfondimenti, soprattutto interpretativi, ma anche squisitamente tecnici. Anche dell'ottavo quartetto di Shostakovich la piccola formazione scaligera ha ricavato una lettura meditata ed approfondita, ricca di contrasti espressivi e molto ben rifinita strumentalmente.
Nell'Allegro molto del secondo tempo, dall'acuta sonorità, il Maffei ha saputo cogliere perfettamente la tensione spasmodica che cova sotto l'apparente innocuità del materiale.
I quattro archi (Marco Fasoli e Filippo Neri, violini, Giancarlo Bussola, viola e Paola Gentilin, violoncello), hanno vissuto con profonda partecipazione ogni piccola sfumatura, trovando un equilibrio e una continuità espressiva davvero ammirevole, nonché una tavolozza di rara qualità timbrica, a dimostrazione che quando si suona in quattro si diventa di colpo uno strumento solo.
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